Il mondo corre ma l’innovazione vuole “cervelli”

LA NAZIONE – Sembriamo partecipare quotidianamente ad una grande corsa nella quale tutto deve essere veloce e immediato. I social network esigono questo da noi: condividere l’istante, trasmettere in tempo reale, vivere di like. Ma la tecnologia non è solo questo. E’ un percorso verso il nuovo, ricerca dei migliori talenti, visione di un futuro da […]

LA NAZIONE – Sembriamo partecipare quotidianamente ad una grande corsa nella quale tutto deve essere veloce e immediato. I social network esigono questo da noi: condividere l’istante, trasmettere in tempo reale, vivere di like. Ma la tecnologia non è solo questo. E’ un percorso verso il nuovo, ricerca dei migliori talenti, visione di un futuro da costruire. Nel mondo, purtroppo meno in Italia, si investono sempre più risorse private e pubbliche per comprendere, indirizzare, gestire tecnologie come l’intelligenza artificiale, la blockchain, l’internet of things, in modo da poter essere sempre più competitivi nella sfida globale. Il mondo corre veloce. Tuttavia, l’aspetto forse più rilevante è che siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione e l’applicazione di queste tecnologie in tutti settori che ci circondano sono le fondamenta del mondo futuro che stiamo costruendo.

Per questo servono lucidità, analisi e comprensione delle principali innovazioni che stanno affermandosi maggiormente e sono sempre più pervasive nel nostro quotidiano.

In primo luogo è importante conoscere e formarsi su quali impatti possono avere queste tecnologie, sia nello sviluppo del nostro tessuto imprenditoriale come opportunità di crescita delle imprese, sia nelle criticità che si possono riscontrare nel mercato del lavoro (i rischi di una maggiore automatizzazione del lavoro in termini di perdita di posti di lavoro tradizionali etc).

In seconda analisi è opportuno sottolineare che, oggi più che mai, si riscontra un divario, netto e quasi incolmabile, tra chi conosce e comprende l’ondata tecnologica che sta attraversando la nostra società — un numero esiguo di persone ma con una buona percentuale di giovani — e chi invece — molti — è tagliato fuori. Coloro che restano fuori per linguaggio e per propensione, dalla possibilità di costruirsi un proprio pensiero critico e una consapevolezza sulle trasformazioni in atto, si perdono le sconfinate opportunità di questa rivoluzione.

Ciò avviene anche nel mondo imprenditoriale, in modo particolare nelle micro, piccole, medie imprese con forte know how del nostro territorio, in alcuni casi con una forte propensione all’export ma che si trovano ancora oggi a dover abbracciare sfide tecnologiche, che altre aziende in altri paesi stanno già compiendo. L’open innovation e gli interventi in materia di industria 4.0vanno in questa direzione. La prima propone l’integrazione e l’incontro tra tradizione, know how, forza commerciale delle imprese specializzate e radicate su un territorio con l’innovazione radicale, fuori dagli schemi e altamente qualificata proposta dalle start up e da gruppi di innovatori esterni; la seconda invece propone una serie di misure e di opportunità per rendere le aziende italiane pronte alla sfida globale finanziando processi di innovazione tecnologica interni all’azienda. Questi elementi dovrebbero essere di stimolo al rilancio delle nostre imprese e a creare nuovi tipi di lavori e di opportunità.

Per chiudere, la contaminazione tra mondi diversi e vari modi di affrontare le sfide del futuro è l’ingrediente principale per una trasformazione aziendale di successo o la costituzione di reti di imprese pronte a creare sviluppo per il nostro territorio. Oltre a questo è necessario investire sul talento e sulla creatività di quei giovani che hanno possibilità di comprendere le trasformazioni in atto, hanno messo in piedi vere e proprie aziende innovative, hanno capacità di comunicare e muoversi agilmente in tutti i canali social, ma soprattutto hanno un forte spirito di adattamento alla velocità del nostro tempi.

Le statistiche ci dicono che questa è la vera sfida per dare un futuro a questo paese ed evitare di perdere talenti, risorse e creatività o, peggio ancora, tarpare le ali dell’innovazione e dell’entusiasmo prodotte delle generazioni più giovani.

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